HORROR SHOT - Pinerolo Blues di Graziella Martina

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HORROR SHOT

“Non vi è nulla di così assurdo che l'abitudine non renda accettabile”. Si dice che il grande Erasmo da Rotterdam abbia scritto questa frase nel corso del suo soggiorno in Italia, il paese dove questa abitudine è assolutamente indispensabile alla sopravvivenza…
Da quando sono rientrata a vivere in Italia mi sono sforzata in tantissime occasioni di rendermi familiare l'inverosimile. Una cosa che mi torna utile soprattutto quando ho a che fare con la sanità pubblica.
Ieri sono andata a fare il vaccino. Non nella città il cui abito, anche se vi sono tre sedi create all'uopo - quelle sono riservate a chi abita fuori! - ma in mezzo ai monti.

La mia esperienza passata mi ha resa consapevole del fatto che occorre una salute di ferro per affrontare i disagi creati dalle ASL e affini. La kapo che stava all'ingresso della struttura era molto più preoccupata del mantenimento delle distanze che delle conseguenze che il vento freddo poteva avere sulla nostra salute. Ma a ben pensare, se qualcuno di noi ci rimaneva, erano tutti vaccini risparmiati.
Il nostro gruppetto era composto da persone che avevano appuntamento intorno a mezzogiorno, chi un po' prima, chi un po' dopo. La kapo, invece, continuava a leggere nomi scritti sulle pagine precedenti a quella in cui eravamo registrati noi. Così, ovviamente, nessuno rispondeva. Non c'era una logica nella sua scelta, ma sarebbe stato troppo chiedere che ci fosse.  

Quando finalmente la perspicacious woman si è resa conto che se fosse andata sulla pagina dei convocati il 5 maggio – data infausta per Napoleone ed anche per noi - avrebbe avuto dei riscontri, le cose sono andate meglio.
Anche se non abbiamo raggiunto i livelli di Milano, dove persone in attesa hanno trascorso ore al freddo, noi abbiamo comunque trascorso tre quarti d'ora esposti al vento gelido.
Alla fine, la lady – si fa per dire - ci ha concesso il privilegio di entrare, quelli che avevano con sé il modulo già compilato venivano mandati a sedersi in fondo al corridoio, per un'altra lunga attesa. Finalmente è toccato a me. La seconda kapo si è sbracciata ad indicarmi un'altra sedia, in un'altra parte del corridoio, dicendomi: “Vada! Vada!”.

Quando il signore prima di me è uscito dalla stanzetta sono entrata. Neanche il tempo di cominciare le domande per l'anamnesi di rito quando l'infermiere ha cominciato a perdere sangue dal naso. Per evitare che la mascherina si inzuppasse completamente, si teneva le narici ben serrate con una mano. Ovviamente, essendogli rimasta una sola mano disponibile, non poteva più farmi l'iniezione.
Il pensiero mi è andato agli anni in cui insegnavo. Capitava che nella classe ci fossero allievi che soffrivano di epistassi e per questo, nella cassetta di pronto soccorso (acquistata da me), tenevo una confezione di ovatta nasale Emoblock. Ne inserivo una pallina nelle narici dello studente, senza spingerla troppo all'interno, e il problema era risolto.

Tuttavia, non ho dovuto attendere molto. In mio soccorso è giunto infatti John Belushi o, meglio, il suo sosia perfetto, non solo nel fisico, ma nei  gesti, nel modo di muoversi e camminare, sempre agitato. Per l'iniezione sono stata in piedi, non c'era spazio per altro. Mentre mi rivestivo mi è venuto in mente Maurizio Crozza. Alcune sere prima, nel corso del suo programma satirico, aveva mostrato una foto di se stesso mentre riceveva il vaccino. Convocato in una App privata, convenzionata con il servizio pubblico, comodamente seduto in una gigantesca poltrona anatomica, con medici ed infermieri attorno ad accudirlo. Due pesi e due misure? Ma no, è un'impressione.

P.S. Per fortuna il richiamo è andato meglio, nel senso che, forse perché era un giorno festivo, non c'era nessuno, letteralmente nessuno. L'indisciplina delle persone unita alla disorganizzazione degli enti preposti, creano questi risultati. Si va dalle centinaia di persone in coda al deserto...

                                 


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